Premetto che sono un Suo coetaneo e da ragazzo cantavo nel coro parrocchiale fondato e diretto dall’eclettico filosofo e musicista Don Luigi Oldani, di Sua conoscenza. Quanto esprimo in questa lettera può sembrare irriverente in confronto alla Sua formazione culturale e mi scuso in anticipo, ma Le assicuro che è un mio sincero punto di vista dettatomi dalla realtà oggettiva della vita.
Vostra Eminenza,
deve esistere almeno una minima condizione di sopravvivenza per un essere che nasce, prima di essere esibito per implorare pietà ed è puramente ignoranza dare la vita ad un bambino condannato a morire di fame nell’indigenza tra atroci sofferenze. Non sono d’accordo con chi accusa di egoismo i popoli, così detti evoluti, per il calo di natalità poiché in realtà è dovuto anche al più alto senso di responsabilità. La matematica, unica scienza non opinabile al contrario della politica e delle religioni, dimostra statisticamente che il flagello dell’umanità sarà la bomba demografica. Siamo esseri pensanti, ma in fatto di procreazione ancora nulla ci distingue dagli animali (nella loro condizione la selezione è naturale) specialmente dove il controllo sarebbe indispensabile per le persistenti condizioni di miseria. E’ inconcepibile che in piena era moderna dove tutto è programmato, si lasci alla mercè del "caso" il motivo fondamentale di questo mondo che è la vita.
Per le istituzioni politiche e religiose che sono responsabili di questa situazione, dovrebbe essere prioritario risolvere questo enorme problema. Queste istituzioni, compreso il movimento per la vita, invece di prevenire tollerando i contraccettivi, intervengono quando è troppo tardi ed è successo l’irreparabile, quando la natalità casuale ha già causato miseria e di conseguenza: ignoranza, fame, oscurantismo causa del fanatismo religioso, guerre, terrorismo e il ciclo fatale continua.
A certi romantici teorici augurerei di rinascere nelle condizioni di questi poveri bambini
scheletriti dalla fame e dalle malattie, con i grandi occhi imploranti che muoiono tra mosche ed escrementi.
La globalizzazione incontrollata arricchisce sempre più gli stati già ricchi aumentandone il divario, ma la moltitudine provocherà sempre più degrado morale e ambientale specialmente nelle nostre metropoli sempre più invivibili.
Il futuro è nel decentramento, quindi la soluzione va trovata sui loro immensi territori, tra l’altro
ricchi di materie prime, aiutandoli tecnicamente, se si vuole evitare un collasso epocale. La lotta tra poveri è già una realtà anche nei nostri paesi, purtroppo è in aumento chi non può e chi non vuole rimanere onesto, pretendendo tutto e subito. E’contrario ad ogni buon senso pretendere di imitare la società senza radici del calderone multirazziale dal degrado patologico, per poi essere costretti alla tolleranza zero e all’incivile pena di morte per mantenere un livello di vita civile. E’ su questo modello di società che sono indirizzati i nostri auto-ritenuti progressisti politici cattocomunisti, senza rendersi conto che i tempi della nostra emigrazione non sono paragonabili a quelli attuali; allora si trattava anche di popolare immensi nuovi territori, inoltre vigevano leggi molto più restrittive e meno mezzi e occasioni di trasferimento.
Anche per la loro prolificità, temo che sia già troppo tardi per fermare questo fiume in piena senza argini che ci sta travolgendo (l’ultima manifestazione in piazza Duomo lo dimostra) in apparenza pacificamente, ma in fondo nasconde una religione assolutistica e oscurantista con l’obbiettivo di annullare la nostra identità.
Nell’emergenza non occorre buonismo, ma è indispensabile un coerente pragmatismo.
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